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Cari Amici,

a dispetto dell'ombra nera del Covid 19 che sta offuscando la vita a mezzo mondo, abbiamo vissuto una bella festa di NATALE nella serenità e nella gioia.

Le autorità dello Stato avevano decretato anche qui, alla stregua dei Paesi occidentali, tutta una serie di misure restrittive alle quali, in realtà, quasi nessuno ha dato peso.

In questo Paese dove più del 70% della popolazione ha meno di trent'anni, la forza della vita prevale sempre, nonostante i drammi continui che si susseguono.

Più che a parole desidero mostrarvelo attraverso queste foto che ho il piacere di inviarvi. Domani celebreremo la festa della Santa Famiglia e ricorderemo anche tutte le vostre famiglie. Secondo me questo della famiglia è uno sei punti fondamentali che sta mandando a picco la civiltà occidentale.

Non a caso Papa Francesco nel 2016 aveva denunciato a chiare lettere la massiccia e tremenda aggressione organizzata in Occidente per distruggere la famiglia. Tutto è messo in atto a questo scopo distruttivo e irrazionale. Ed è su questo che, secondo me, si gioca il destino della nostra civiltà tecnologica e neo-pagana che porterà, se non si arresta o fallisce questo micidiale complotto delle forze del male, a un inarrestabile declino e una inevitabile auto-distruzione.

La nostra fiducia è tutta su quel fragile Bimbo Divino che, assumendo la nostra natura umana non ha voluto né prestigio, né ricchezza,né potenza, ma solo una Santa Famiglia che con umiltà e mitezza ha sconfitto la furia omicida di Erode.

Rinnovo a tutti i miei più fervidi Auguri di Buon Anno !

P.Giovanni Querzani Bukavu - R.D.Congo

Presepio Vivente

Presepio Vivente

Presepio Vivente Bambini protagonisti del Presepio

Messa di NATALE Letture

Pranzo di NATALE

Cari Amici,

si avvicina il Santo Natale. Nel contesto così critico in cui si sta dibattendo l'Italia alle prese con la seconda ondata dell'epidemia del Covid 19 sembra quasi un controsenso voler esprimere degli Auguri. Eppure lo faccio ugualmente e di tutto cuore. Perché quello che appare dal bombardamento mediatico quotidiano non è spesso la verità vera e profonda delle cose. E' vero che la solita folla di politicanti o specialisti veri o presunti della sanità continuano a contendersi la scena mediatica con l'esibizione dei loro interminabili litigi o lanciando analisi e dichiarazioni che non fanno altro che accrescere nella gente la paura, lo sconcerto e la frustrazione.

Dietro di loro tuttavia, oltre il sipario mediatico, c'è anche una marea di persone impegnate a mostrare l'aspetto nobile del nostro amato Paese dando prova di una forza d'animo e di una dedizione degne della più grande ammirazione.

E' a loro e assieme a loro a tutti voi che desidero rivolgere l'augurio di un Natale vero e santo, al di là di tutte le penose restrizioni alle quali sarete sottoposti.

Del resto, il primo Natale, quello che S.Francesco di Assisi ha voluto rievocare nel presepio esprimendo il sentimento di fede della gente comune, è avvenuto in un contesto molto difficile e probabilmente anche più critico del nostro.

C'era una Potenza sovrannazionale che dominava il mondo. l'impero Romano che oggi ha il suo sinistro parallelo nella potenza del Capitalismo Finanziario Internazionale.

C'era Erode e tutta una pletora di governanti egoisti e corrotti circondati dai loro subalterni, tutti preoccupati solo del loro arricchimento e del loro benessere materiale.

E poi c'era la popolazione umiliata e sottomessa che viveva in una povertà indescrivibile.

Gesù è venuto per tutti e ha scelto la maniera più impensabile. Ma solo questa ultima categoria di persone che erano quelle più indenni dai veleni dell'orgoglio umano, sono state in grado di accoglierlo con l' immenso stupore e la gioia semplice e autentica del cuore.

E' quello che accade anche oggi. Ed è per questo che, malgrado tutta la sofferenza e la crisi economica che sta soffocando gran parte della gente, non esito ad augurarvi un autentico e santo Natale, vissuto nell'intensità della fede e nella gioia interiore che nulla può intaccare.

Qui da noi in Congo la situazione è molto diversa dalla vostra in Italia, anche se sembra si vogliano inasprire anche qui le misure restrittive

C'è anche qui la stessa temibile epidemia, ma non c'è la paura e il panico che domina il mondo occidentale. C'è anche qui, e certamente più che da voi, la tremenda crisi economica che sta affliggendo tanta gente già molto povera, ma c'è la forza d'animo di una popolazione da lungo tempo abituata a sopportare tutti i drammi più efferati.

C'è anche qui una classe politica e una categoria di persone benestanti preoccupate solo della loro ricchezza e del loro benessere materiale, ma c'è anche tanta gente che, malgrado le condizioni di vita sempre più penose, hanno la fede e la fiducia in Dio.

Per loro e per tutti coloro che nel mondo condividono questa fede e questa speranza anche quellodi quest'anno sarà, nonostante tutto, un Natale vero e santo, vissuto nella semplicità e nella gioia.

Questo Natale qui in Congo coincide anche col momento storico in cui sta emergendo una nuova speranza sul piano politico e sociale. E' in corso proprio in questo fine anno il profondo cambiamento politico tanto atteso dalla popolazione. Il Presidente Tshisekedi ha appena infranto l'accordo di soggezione che lo legava all'iniquo regime precedente suscitando la speranza di un avvenire migliore per questo popolo che ha tanto sofferto.

Mi auguro che questo santo Natale rafforzi questo coraggioso sforzo di cambiamento e sostenga questa speranza incipiente.

E mi auguro conceda anche a tutti voi e alla nostra Italia di superare questa dolorosa contingenza dell'epidemia e si apra la prospettiva di un analogo cambiamento, non solo politico e sociale, ma soprattutto culturale e spirituale che permetta di recuperare al nostro Paese e a tutta l'Europa la sue radici e la sua dignità cristiana.

A tutti Buon Natale e un felice Anno Nuovo.

I bambini della Casa Famiglia Tupendane

P. Giovanni Querzani

Missionario a Bukavu - R.D.Congo

20/10/2020

Cari Amici,

mi rendo conto che in questo momento in cui la situazione sanitaria, a causa della recrudescenza dei contagi, sta ridiventando un po' più seria, non abbiate né tempo né voglia di mettervi a leggere le mie notizie dal Congo. Lo faccio ugualmente. Se non altro allo scopo di distogliervi per qualche istante dall'incubo del coronavirus. Sì, perché di incubo ormai si tratta sia in Italia che in Europa.

Qui da noi dove la gente è molto più povera, molto più semplice e forse anche meno complicata, il coronavirus è sì presente, ma l'incubo non c'è. Anche perché la gente, che qui di drammi ne ha ormai subiti tanti e ben più drammatici, ha meno paura di morire. Oppure preferisce forse...morire di Covid piuttosto che di fame.

E' appena iniziato il nuovo anno scolastico. E' veramente impressionante vedere la massa di alunni e studenti che affluivano ieri nelle scuole dopo circa sette mesi dall'interruzione dei corsi scolastici nel mese di marzo a causa della minaccia del Covid 19.

Da quando le Autorità, dopo tante tergiversazioni, hanno annunciato alcune settimane fa la prossima riapertura delle scuole, è nato e ha preso forma nei miei collaboratori e in me l'idea e il progetto di fare qualcosa di più e di meglio per l'istruzione-educazione dei bambini. Abbiamo così deciso di utilizzare tutto il complesso di Cimpunda a questo unico scopo, creando, oltre alla Scuola di recupero da due anni già funzionale, una Scuola Materna e una Scuola Elementare per quel quartiere così povero, così popoloso e così trascurato dalle autorità costituite. Dico, e a ragione, "trascurato", perché se vedeste l'ultimo tratto di strada in salita che conduce a Cimpunda dove c'è tanta gente con la parrocchia, il mercato e diverse scuole, sareste indignati di fronte a tanto degrado e a tanta incuria. Adesso che siamo nella stagione delle piogge, durante la quale praticamente piove ogni giorno, è impossibile arrivarci affrontando quella salita anche se con una camionetta a doppia trazione.

A Mamma Merida, la responsabile del nostro Centro di Assistenza Tupendane di Kadutu, spetta il merito di aver lanciato l'idea e la proposta di un nostro più impegnativo progetto scolastico. Sostenuta dal mio consenso e dal mio incoraggiamento, si è spesa anima e corpo per portare a realizzazione quel progetto. Con impareggiabile impegno, andando ogni giorno a Cimpunda su una moto o a piedi, è lei che ha organizzato tutto: il riordino dei locali da mesi abbandonati, la sensibilizzazione della gente, l'iscrizione dei bambini sia alla Scuola materna che alla Scuola Elementare (le prime quattro classi per quest'anno) e alla Scuola di Recupero, e infine la scelta e l'ingaggio degli insegnanti. Tutto in tempo record!

Ha scelto anche il Patrono della nostra Scuola: San Pio da Pietrelcina, di cui è molto devota e aveva predisposto per lunedì 19 ottobre una santa Messa di inizio dell'anno scolastico con tutti gli alunni e i genitori in grado di potervi partecipare. San Pio ha dato il suo sensazionale apporto. Nonostante ogni giorno piova, domenica e lunedì non ha piovuto. Così ho potuto andare a celebrare la Messa senza eccessive difficoltà sulla nostra camionetta toyota Hilux.

E' stato un incontro bellissimo e una Messa che ha lasciato il segno. La gioia e la soddisfazione di tutti, circa 400 alunni e i loro genitori, sono difficili da esprimere.

Per me è stato un vero balsamo che mi ha fatto dimenticare e la sordità e il peso della vecchiaia.

Gli alunni radunati per la S. Messa Mamma Merida parla agli alunni

Una classe della Scuola Materna L'entrata della nostra Scuola San PIO

Di ritorno a Kadutu, dopo quel momento di intensa soddisfazione, ci siamo imbattuti nella triste realtà del Paese. Poco prima di arrivare al nostro Centro di Assistenza Tupendane, abbiamo dovuto in fretta fare marcia indietro per evitare che qualche sasso potesse infrangere il parabrezza. La strada era sbarrata da una moltitudine di alunni in collera. Cos'era successo? Arrivati a scuola per iniziare il nuovo anno scolastico, gli insegnanti, che avevano deciso come in diverse altre Province del Congo di mettersi in sciopero, non c'erano e, pieni di rancore, avevano dovuto tornarsene a casa. Gli insegnanti delle scuole statali e convenzionate con lo Stato non mancavano di ragioni per fare sciopero. Volevano protestare contro certe decisioni politiche e certe pratiche di corruzione che continuano a penalizzare pesantemente la loro professione dopo tanti anni di incuria e di sorda indifferenza da parte delle autorità statali. Vista la situazione, tentiamo di arrivare a casa per altre vie alternative, ma dappertutto ci troviamo bloccati da penosissimi ingorghi di traffico. A un certo momento, per evitare di innervosirmi più di tanto, sono sceso e ho proseguito a piedi lasciando in macchina il giovane autista congolese che lui di pazienza ne ha da vendere. Questa è la vita anche qui in Congo. Un misto di soddisfazioni e amarezze.

Tornando alla nostra Scuola, una opzione realistica si è imposta.

La gratuità scolastica proclamata dal nuovo Presidente dopo le elezioni fraudolente del 30 dicembre 2018, nel corso del precedente anno scolastico purtroppo interrotto e nonostante la presunta buona volontà che lo ha ispirato, è stata più che altro uno slogan accattivante e non molto di più. La situazione scolastica del Congo è grave e problematica e la realtà lo dimostra amaramente.

Senza dissimulare le difficoltà della situazione attuale, mamma Merida nei suoi contatti con la gente, ha detto chiaramente che il nostro progetto scolastico non poteva essere realizzato senza la partecipazione e il contributo dei genitori. Assieme a loro hanno convenuto in maniera consensuale quale doveva essere il montante di questa partecipazione per fare in modo di poter assicurare un salario agli insegnanti e al personale ausiliario. Tutti hanno acconsentito e sono sicuro che si daranno da fare. Sanno bene che, a differenza di tante altre scuole private, la nostra non ha assolutamente come finalità il lucro, ma il bene dei loro bambini e in noi hanno una fiducia estrema.

La nostra scuola non è per questo assolutamente una scuola riservata a coloro che hanno, senza eccessiva difficoltà, la possibilità di pagare la retta convenuta, ma in gran parte accoglie bambini e bambine di famiglie spesso molto povere. Sono tutti assieme, con gli stessi diritti e la stessa dignità. Questo è molto bello ed è quello che desideriamo. Possiamo tuttavia realisticamente prevedere in partenza che, nonostante il principio certamente educativo della partecipazione, diverse famiglie molto povere non ce la faranno. Il loro contributo sarà probabilmente minimo e del tutto simbolico. In questo caso dovremo evidentemente supplire noi pagando al loro posto quello che non riusciranno a pagare in modo da consentire agli insegnanti di ricevere il loro dovuto.

In questo siamo sicuri che il nostro santo Protettore non mancherà di venirci in aiuto stimolando in diverse forme la generosità di tante persone che contribuiranno a far sì che la nostra scuola sia viabile e sia un vero centro non solo di istruzione, ma di vera educazione, per tutti i nostri bambini. E questo a lode e gloria del Signore e per il loro vero bene.

Con questa breve riflessione finale auguro a tutti tanta serenità in questo periodo di grande inquietudine e tanta fiducia in Dio che, a differenza di noi, sa bene quello che deve fare e fa convergere tutti gli avvenimenti, anche quelli più dolorosi, al nostro vero bene.

Vi salutiamo tutti e vi teniamo presenti nella nostra preghiera.

P.Giovanni Querzani

Missionario a Bukavu - R.D.Congo

DA PADRE GIOVANNI QUERZANI

Oggi ha preso inizio il nuovo anno scolastico. Il nostro complesso di Cimpunda, amplificato lo scorso anno grazie alla donazione di un Amico di Cesena, quest'anno funzionerà interamente come nuovo complesso scolastico così configurato: nella parte superiore "la Scuola Materna", 3 aule  per i bimbi dai 3 ai 5 anni, alla quale si sono già iscritto 110 bambini: nella parte sottostante notevolmente più ampia, quattro aule della nuova Scuola Elementare ( due aule di 1a, un' aula di 2a e una di 3a Elementare) alla quale si sono già iscritti 146 alunni; e per finire tre aule per la Scuola di Recupero con 134 alunni che quest'anno e l'anno prossimo porteranno a termine il loro ciclo scolastico per poi lasciar posto alla Scuola elementare vera e propria. La bella notizia dello scorso anno scolastico è che tutti i nostri alunni della Scuola di Recupero che hanno fatto l'Esame di Stato di 6a (=fine ciclo elementare) sono stati tutti promossi, eccetto un solo alunno che non ce l'ha fatta.

Tengo a sottolineare che il lancio e l'organizzazione di questo nostro complesso scolastico è tutta opera della bravissima mamma MERIDA che si è spesa senza risparmio suscitando a Cimpunda un grande fascino e un grande entusiasmo tra la gente che esprime una immensa soddisfazione per questa nuova iniziativa sociale. Ed è certissimo che le iscrizioni aumenteranno nonostante la scuola sia già satura.

Il complesso scolastico funziona alla stregua di "Scuola Privata" (Ce ne sono un numero incalcolabile e di ogni specie !) nella quale i genitori daranno il loro giusto contributo per il salario degli insegnanti.

A differenza delle altre Scuole la nostra è una Scuola a carattere "sociale",senza scopo lucrativo, che cercherà solo di autofinanziarsi assicurando ai bambini una vera e buona educazione (cosa rarissima!) ed è per questo che la fiducia dei genitori è tantissima. 

Avremo comunque bisogno del vostro sostegno perché soprattutto nel caso dei bambini della Scuola di recupero, ma non solo loro, ce ne sono diversi per i quali il contributo dei genitori sarà minimo o in certi casi nullo, e dovrà essere integrato o preso totalmente in carico da noi stessi.

Il contributo richiesto ai genitori, dato che purtroppo lo Stato Congolese è latitante e le strutture scolastiche di gran lunga insufficienti o inesistenti, è, in questo contesto particolare, sì un peso, ma anche un necessario e positivo  fattore di responsabilizzazione dei genitori, che emerge ed è suggerito dall'esperienza di tanti anni di impegno sociale concreto in mezzo a questa gente.

C'è purtroppo un altro grave handicap di fronte al quale ci sentiamo impotenti. 

Durante la stagione delle piogge, l'ultimo tratto in salita che porta alla nostra scuola e alla parrocchia di Cimpunda, è maledettamente sconnesso, scivoloso e del tutto impraticabile. E' un serio ostacolo per tutte le attività che si svolgono in  questo quartiere molto povero e molto popoloso.

Speriamo che verrà il giorno in cui le autorità mostreranno un po' di senso di responsabilità per rendere praticabile quella strada.... La speranza è sempre l'ultima a morire... anche in Congo.

La settimana prossima spero di poterti inviare una bella documentazione.

Ciao, un abbraccio a tutti e una preghiera.

P. Giovanni Querzani

Bukavu - R.D.Congo

25/09/2020

Cari AMICI,

all'inizio di questa lettera sento di dover esprimere innanzitutto un grande sentimento di gratitudine nei confronti del Signore per la grazia che mi ha concesso di raggiungere un traguardo insperato: 50 anni di vita missionaria in Congo.

Ricordo ancora benissimo il mio arrivo a Kinshasa, l'immensa metropoli capitale del Congo, il 12 settembre 1970, assieme al confratello Padre Luigi Lo Stocco.

Arrivammo a mezzanotte. Per fortuna c'era ad attenderci all'aeroporto un Padre dei Missionari di Scheut presso i quali dovevamo fare il nostro stage di lingua swahili.

Nel cuore di quella prima notte africana fummo fermati dalla polizia congolese in pattuglia notturna allo scopo di contrastare il banditismo che infieriva di notte in quella caotica metropoli. Con questo piccolo episodio, quasi fosse un presagio dell'avvenire, iniziava la mia lunga avventura di vita missionaria in Congo, Paese nel quale avrei dovuto "condividere" tutti gli incredibili drammi vissuti dal popolo congolese, con in cuore la gioia e la sofferenza di sentirmi inviato ad annunciare e testimoniare il Vangelo ai poveri di questa nazione africana tanto martoriata. Ripercorro come in una lunga sequenza cinematografica le tappe di questo cammino pieno di grandi momenti di gioia, ma anche dalle continue grandi sofferenze dovute soprattutto alle tragedie che queste popolazioni hanno dovuto subire.

Ora mi trovo alla soglia dei 78 anni. Le energie fisiche sono vistosamente diminuite, l'handicap della sordità è quasi totale e ho anche qualche problema agli occhi, ma nel cuore c'è ancora tanta voglia di dedicarmi ai poveri e portare a termine, con la grazia di Dio, la "Missione" della mia vita.

Le circostanze attuali, contrassegnate dalla impietosa crisi economica scatenata dal Covid 19 e dalla problematica situazione politica di questo Paese, non corrispondono certamente né alle mie attese né tanto meno alle aspirazioni del popolo congolese che vive ancora un periodo di incertezza e di frustrazione. Emanciparsi da un potere oppressivo durato tanti anni e dalla enorme e intricata rete di corruzione istituzionalizzata messa in opera da quella vera "Mafia" politica che ha dominato per tanti anni, è una sfida, a dir poco, impervia.

La gente, abituata da sempre a subire soprusi e violenze di ogni genere, non mostra nel suo insieme una vera e travolgente forza di reazione, ma, come sempre, è piuttosto incline alla rassegnazione. L'avvenire prospero di questo Paese, nonostante le sue immense ricchezze ed enormi potenzialità, è ancora un miraggio. Dubito di avere la gioia di poterne vedere la realizzazione.

La sola cosa che posso fare è quella di "donarmi" e fare tutto il mio possibile per essere"prossimo" e "sensibile" ai bisogni della gente.

Finora ho potuto farlo in grande grazie alla vostra immensa generosità, ma purtroppo ci si è messa di mezzo quella malaugurata epidemia che ha reso tutto enormemente più difficile e problematico. Nonostante questo, credo ancora nella Provvidenza. Ne ho avuto, anche recentemente, alcune prove tangibili. E' per questo che non disarmo. Anzi, nei limiti del possibile, grazie all'impegno dei miei bravi collaboratori congolesi, miriamo a intensificare la nostra azione sociale, anche se con modalità diverse da quelle precedenti.

In pratica, senza disattendere l'impegno primordiale nei confronti dell'Assistenza Nutrizionale e Sanitaria ai bambini malnutriti né diminuire l'impegno di assistenza ai bambini della nostra Casa-Famiglia Tupendane a Kadutu, abbiamo preso l'iniziativa di incentivare la nostra azione nel nostro Centro Sociale di Cimpunda.

Già l’anno scorso, grazie al generoso e provvidenziale contributo di un Amico di Cesena, il Sig.Mariani Mario, avevamo potuto ampliare il complesso, rialzando gli edifici laterali per allestirvi nuove aule scolastiche. Attualmente, in occasione della prossima riapertura delle scuole (il 5 ottobre prossimo) e nonostante l'intrusione imprevista in questi ultimi mesi dell'epidemia del Covid 19, abbiamo deciso di dare inizio, nella parte superiore del complesso, a una "Scuola Materna" (Asilo si direbbe in Italia) e nella parte sottostante più ampia, portare a termine il ciclo della Scuola di recupero e utilizzare le nuove aule scolastiche per dare inizio alle prime classi di una vera e propria "Scuola Elementare". Una vera necessità per questo Paese strapieno di bambini senza diritti e senza avvenire.

L'attività di Formazione in taglio-cucito e ricamo per le mamme, che si svolgeva in questo complesso di Cimpunda, abbiamo pensato di continuarla, anche se in maniera più ridotta, nell'aula-laboratorio del Centro di Assistenza Tupendane a Kadutu.

Tenendo conto anche dell'incertezza degli aiuti che ci sono sempre arrivati dall'Italia, particolarmente da voi, Cari Amici, abbiamo preso l'opzione di togliere la "gratuità totale" sostituendola con la richiesta di un piccolo contributo da parte delle famiglie dei bambini che frequenteranno le nostre due Scuole. Il vantaggio educativo di incentivare la partecipazione dei genitori è evidente e opportuno, avendo constatato che il sistema della "gratuità totale" ha purtroppo messo costantemente in luce il grave inconveniente di una imprevista "deresponsabilizzazione" degli stessi genitori.

Artefice di questo nuovo sviluppo della nostra attività sociale è l'impareggiabile e infaticabile mamma MERIDA che ha tutta la mia stima e il mio appoggio, dato che da parte mia, per le ragioni sopracitate, non avrei avuto la forza e la capacità necessarie per intraprendere questo nuovo sviluppo.

Senza nessuna pretesa e senza contare su ipotetici aiuti, pur sempre tanto graditi se vengono, cercheremo di metterci tutto il nostro impegno, confidando nella Provvidenza che non mancherà di stimolare tante persone che, nonostante la crisi provocata dall'epidemia, avranno la possibilità e la volontà di sostenere il nostro impegno sociale a favore dei diritti fondamentali di tutti questi bambini che vivono in situazioni di grande povertà.

Queste sono le prospettive che abbiamo in questo fine-anno reso così problematico da quel malaugurato virus e per il prossimo anno.

Non mi resta che esprimervi ancora una volta tutta la mia gratitudine per tutto quello che finora avete fatto per noi e che magari ... continuerete a fare.

A tutti assicuriamo, come sincero ringraziamento, il nostro fervente ricordo nella preghiera.

P. Giovanni Querzani

Missionario a Bukavu

R.D.Congo

Cari Amici e benefattori,

sono trascorsi poco più di 2 mesi dall'ultima lettera collettiva che vi ho inviato.

Nonostante i problemi e le preoccupazioni che anche voi avete nella difficile situazione che la pandemia ha creato, spero che queste poche notizie aggiornate sul nostro lavoro e sulla situazione particolare che stiamo vivendo qui in Congo possano interessarvi.

Innanzi tutto sono lieto di potervi dire che di salute stiamo tutti bene, nonostante l'epidemia che sta affliggendo ormai tutto il pianeta, si stia ulteriormente diffondendo anche qui da noi. Tuttavia, in contraddizione con certe previsioni catastrofiche che si prospettavano, sembra che l'Africa sia il continente meno colpito.

Qui in Congo, l'ultimo bollettino ufficiale emesso segnalava un totale di 8.032 casi confermati di cui ben 6.847 nella capitale Kinshasa, 189 decessi e 3.615 guariti.

Nella nostra Provincia del Sud-Kivu i casi accertati sono saliti a 276.

Lo stato di emergenza decretato dal Presidente e riconfermato pochi giorni fa' dal Parlamento è ormai mal sopportato da una popolazione sempre più afflitta da una povertà opprimente che si traduce per molti in una difficile lotta quotidiana per la sopravvivenza. Le misure restrittive imposte dalle Autorità sono sempre meno rispettate.

Più che l'epidemia infatti ciò che opprime e martirizza la gente è la pesantissima crisi economica, resa ancora più acuta dalla persistente crisi politica divenuta in queste ultime settimane sempre più "esplosiva".

Il nuovo Presidente Tshisekedi che non è stato eletto un anno e mezzo fa' dal voto popolare ma "nominato" da Kabila tramite una colossale frode elettorale orchestrata da lui e dalla sua piattaforma politica. frode che, con la complicità della CENI (Commissione Elettorale Nazionale Indipendente) e della Corte Costituzionale ambedue controllate da Kabila, è stata spinta fino all'estremo per potersi assicurare la maggioranza assoluta sia al Parlamento, sia al Senato, sia in quasi tutte le Assemblee provinciali.

Il nuovo Presidente, che si è lasciato "corrompere" abbandonando l'Opposizione e stipulando un accordo segreto con Kabila e la sua piattaforma politica, non avendo una maggioranza che conforti il suo ruolo di Presidente dà l'impressione di svolgere più o meno il ruolo di semplice "figurante", mentre il potere reale è rimasto in mano a Kabila che, alle sue spalle, continua a manovrare tutto.

Il governo di coalizione, creato dopo ben sette mesi di estenuanti trattative è formato in gran parte da Ministri "kabilisti" che fanno di tutto per bloccare le velleità di riforma del nuovo Presidente e cercano in vari modi di screditarlo per poter portare alle prossime elezioni del 2023 Kabila a riprendersi in mano la Presidenza del Paese.

In questo primo anno e mezzo le tensioni all'interno della "Coalizione" al potere, non hanno fatto altro che intensificarsi e hanno raggiunto il parossismo circa due settimane fa' quando il Parlamento e il Governo, dominati dalla piattaforma kabilista, hanno avallato in maniera illegittima, la nomina alla testa della nuova Commissione Elettorale di un individuo di obbedienza kabilista ritenuto il cervello esecutivo della precedente massiccia frode elettorale e vogliono far passare una proposta di legge del tutto provocatoria che mira a mettere la Magistratura, di sua natura indipendente, sotto il controllo del Ministro della Giustizia che è un adepto di Kabila.

Queste due manovre politiche sono state la scintilla che ha fatto esplodere la collera della popolazione che non ne vuole più saperne del regime di Kabila.

Nella capitale Kinshasa e in diverse altre città del Congo, a dispetto di tutte le interdizioni decretate col pretesto dello stato di Emergenza sanitaria ancora in auge, ci sono state manifestazioni popolari di massa per esprimere un indignato dissenso, sia da parte del partito un tempo capeggiato da Tshisekedi che dei partiti di Opposizione.

Manifestazioni che, nonostante fossero pacifiche, sono in gran parte represse in maniera talvolta anche brutale dalle forze dell'ordine con un bilancio di molti feriti e alcuni morti.

La collera popolare non è destinata a placarsi finché quella nomina provocatoria e quelle proposte di legge sull'apparato giudiziario saranno ritirate e annullate.

La stragrande maggioranza della popolazione, compreso il partito di cui l'attuale Presidente Tshisekedi era a capo, vogliono mettere fine a questa coalizione deleteria che ha paralizzato il Paese deludendo amaramente tutte le aspirazioni ad una "alternanza politica" che avrebbe dovuto rilanciare il Paese.

Questa l'inquietante situazione nella quale attualmente ancora una volta ci troviamo a vivere. Cosa succederà? Difficile prevederlo.

L'unica cosa certa è che la popolazione sarà soggetta ad altre sofferenze.

In questo contesto purtroppo nefasto, da parte mia cerco di portare avanti, anche se in maniera ridotta, le varie attività sociali a favore dei bambini e della gente più bisognosa. Alcune, come la Scuola di Taglio e Cucito per le mamme e la Scuola di Recupero per bambine e bambini non scolarizzati, abbiamo dovuto sospenderle a causa delle misure di interdizione decretate dal Governo a causa dell'epidemia.

Le altre più essenziali come l'Assistenza Nutizionale e Sanitaria dei bambini malnutriti e il Centro di Assistenza Tupendane per bambini vulnerabili, continuiamo a portarle avanti con coraggio, maggior discrezione e grande dedizione, nonostante il pericolo legato all'epidemia del Covid-19.

Bimbo malnutrito Bimba curata dall'infermiera

Le attività di auto finanziamento sulle quali contavamo molto si sono manifestate nell'attuale difficile contesto di crisi praticamente incapaci di apportare il beneficio economico che si sperava.

Il ristorante è per forza di cose ancora inattivo a causa dell'emergenza sanitaria e la panetteria, a causa dell'inflazione sempre crescente della moneta congolese e il funzionamento anomalo delle banche che non forniscono dollari se non in minima quantità, non è in grado di apportare, nonostante il tanto lavoro, nessun consistente beneficio. Continuiamo l'attività solo per aiutare le famiglie di chi lavora per evitare di aumentare il numero già molto ingente dei disoccupati.

Nonostante la situazione preoccupante, rimaniamo sereni.

La simpatia di tutti questi bambini e la preghiera del rosario che recitiamo ogni sera tutti assieme con intenso fervore sono un potente balsamo contro lo scoramento e ci rende sicuri dell'aiuto e della protezione della Madonna.

Coi più cordiali saluti

P. Giovanni Querzani Bukavu (R.D.Congo) 15/07/2020

Cari AMICI,

colgo l'occasione di questo tranquillo pomeriggio domenicale per inviarvi qualche nostra notizia.

Innanzitutto sono lieto del fatto che l'epidemia di coronavirus, dopo il periodo iniziale molto inquietante e doloroso, stia finalmente dando segni di un'evoluzione positiva per la nostra cara Italia in termini di diminuzione di contagi, di una diminuzione dei ricoveri in terapia intensiva, di un calo dei decessi e un aumento considerevole dei casi di guarigione.

Dopo questo periodo che ha comportato tanta paura, tanta sofferenza e tanti disagi per le misure severe di contenimento imposte per contrastare l'epidemia, la situazione lascia intravvedere segni positivi di speranza. Ne ringrazio il Signore.

Ho cercato di seguire giornalmente le notizie che riferivano l'evolvere della situazione ricordandovi tutti nella preghiera. E mi auguro di tutto cuore, che le sofferenze finora inferte da questo sciagurato virus, sia sul piano della salute, sia per la grave crisi economica che ha scatenato, cedano il passo a un periodo tanto atteso di positiva ripresa e di un rinnovato impegno sociale collettivo. Sarebbe l'omaggio più bello alla commovente testimonianza di solidarietà e di dedizione, spesso eroica, offerta da tanti medici, infermieri e responsabili in campo politico e sociale che si sono spesi per il bene degli altri, a volte fino al sacrificio della loro stessa vita.

Una testimonianza che è stata ammirata e apprezzata dal mondo intero.

E qui da noi in Congo, vi chiederete: "quale è la situazione che viviamo?"

Al di là delle previsioni catastrofiche avanzate anche da certi esperti di alto livello e giustificate dalla situazione del tutto precaria di questo Paese che, pur essendo ricchissimo di risorse di ogni genere, si trova a un livello di degrado economico-sociale e infrastrutturale particolarmente grave a causa di un lungo e persistente malgoverno dei suoi Dirigenti politici e della corruzione devastante e istituzionalizzata che lo caratterizza, la situazione non è, almeno per adesso, così allarmante come si prevedeva. I circa mille casi di contagio finora registrati si trovano in larghissima parte nella capitale Kinshasa, caotica megalopoli di oltre 10 milioni di abitanti, e soprattutto nei quartieri più benestanti dove sono presenti le ambasciate e i ceti più ricchi della popolazione tra i quali c'è stato il più alto numero di decessi.

Nelle 26 Province in cui è diviso questo immenso Paese il virus è presente in sole 7 Provincie e con un numero di casi molto limitato. Le altre sono ancora indenni.

Nella nostra provincia del Sud-Kivu che ha come capoluogo Bukavu, erano stati registrati quattro casi che sono stati dichiarati tutti guariti.

Grazie alle misure tempestive prese dalle autorità per interdire viaggi e spostamenti tra le varie Provincie, soprattutto da Kinshasa focolaio del contagio, e l'introduzione di alcune misure igieniche essenziali, come il lavaggio delle mani e la sospensione delle attività scolastiche, dei culti religiosi pubblici e dei grandi assembramenti di persone, il contagio sembra non aver attecchito in modo virulento come altrove.

Un mese fa, come unica misura di "confinamento possibile" a livello di questo Paese dove la povertà è molto diffusa, le autorità lo hanno decretato solo per gli ultra sessantenni. Un confinamento generale, come quello decretato nei Paesi occidentali, avrebbe suscitato molto probabilmente turbolenze sociali in quanto avrebbe condannato gran parte della popolazione povera a morire di fame. Quando questa misura che riguardava anche noi, Missionari espatriati, quasi tutti anziani, è stata decretata, io ho deciso senza la minima esitazione di trasferirmi, col consenso benevolo del nostro Superiore, dalla Casa Regionale dove finora risiedevo, nel Centro Tupendane, la Casa di Assistenza per bambini vulnerabili (attualmente 45!) creata 13 anni fa' nella Parrocchia di Kadutu. Da più di 20 a Kadutu mi dedicavo all'assistenza nutrizionale e sanitaria gratuita di migliaia di bambini denutriti che, date le condizioni di diffusa povertà, affluivano a centinaia con picchi di oltre mille bambini durante i momenti più cruciali delle guerre che hanno martoriato questa Regione.

Sentivo chiaramente che questo era il mio posto, quello che mi avrebbe consentito, sia pure con le limitazioni imposte dall'emergenza sanitaria, di continuare ad aiutare tanti bambini e tante famiglie indigenti.

E non mi sono sbagliato. Anzi, devo dire, che per la grazia del Signore, sto vivendo, a 77 anni, forse la più bella esperienza della mia ormai lunga vita missionaria.

Stando qui in mezzo a questi simpaticissimi bambini, tutti segnati da grandi sofferenze, e con queste meravigliose mamme che dedicano loro tutte le cure necessarie, la mia attività, pur preservando tutta la mia necessaria "privacy", è rimasta viva e anche debordante.

Questo "confinamento" obbligato mi ha aperto tante opportunità provvidenziali per incentivare alcune attività di auto-finanziamento che avevamo già in programma.

Ne cito alcune:

1. la creazione di un "ristorante" attiguo alla nostra casa che, per il momento, è ancora bloccato dalle misure restrittive ancora in auge.

Ristorante Tupendane

2. l'allestimento di un "Forno artigianale per la produzione di pane" con annessa panetteria che funziona alla grande.

Forno Produzione pane Panetteria

3. la creazione, dopo la chiusura della scuola di taglio e cucito per le mamme a Cimpunda, di un "laboratorio di sartoria" qui nel nostro Centro Tupendane che consenta alle mamme sarte di poter continuare a lavorare per mantenere le loro famiglie.

Laboratorio sartoria Tupendane

4. Oltre questo, grazie alla preziosa collaborazione di un amico congolese, tecnico esperto di computer e strumenti audiovisivi rimasto senza lavoro, ho potuto dare inizio a una attività che da più di 20 mi stava a cuore, ma non avevo mai avuto il tempo di attuare: quella di trasferire in "digitale" su un disco di grande capienza, tramite computer, tutte le riprese filmate contenute in centinaia di video-cassette che documentano gli avvenimenti storici di Bukavu e le attività sociali svolte in questi ultimi 20 anni in questa parte martoriata del Congo.

Un patrimonio di documentazione unico ed eccezionale che desidero lasciare sia all'Archidiocesi di Bukavu, sia all'archivio dei Saveriani in Congo, sia alle Associazioni che ci hanno sempre accompagnato col loro sostegno solidale.

5. E siccome ho dovuto procurarmi un allacciamento Internet per il nostro Centro, mi è anche venuta l'idea di creare, sempre con la collaborazione di quell'amico congolese molto competente in materia, un piccolo ciber-caffé che, oltre ad essere un prezioso aiuto per la sua famiglia, costituirà anche un altro piccolo cespite di guadagno per il Centro Tupendane.

E pensare che due anni fa', dopo il mio 50° anniversario di vita sacerdotale, avevo scritto che probabilmente, una volta portati a termine i lavori di ampliamento di questo Centro Tupendane, questo sarebbe stato il mio ultimo lavoro!

Mi accorgo sempre di più, nella misura in cui invecchio, che Dio è veramente grande e inesauribile nelle sue opere.

Vorrei aggiungere a questa ormai lunga lettera un'ultima considerazione che mi sembra particolarmente importante. Ritornando alle prospettive allarmiste suscitate dal pericolo della pandemia, senza volermi atteggiare in una posizione di ottimismo ad oltranza né voler condividere il pessimismo di certi esperti in materia, voglio esprimere solo quello che sento dentro di me.

Sento e spero di non sbagliarmi, non tanto per ingenuità ma per la fiducia mi ispira la mia pur debole fede, che noi, qui nel nostro Centro Tupendane con tutti questi bambini, col personale impegnato al loro servizio e i tanti bambini malnutriti e poveri che vengono per assistenza e cure, siamo rispetto all'epidemia , per così dire, in "una botte di ferro", vale a dire "protetti dall'Alto". E questo per il semplice motivo che ogni sera alle 18.30, riuniti nella sala del refettorio, recitiamo tutti assieme con intenso fervore, animati dalla impareggiabile guida di mamma MERIDA, il santo Rosario, seguito da una copiosa aspersione di acqua benedetta.

Per più di mezzora tutte quelle Ave Marie e altre preghiere recitate in coro da tutti quei bambini con una fede così semplice e intensa credo abbiano una forza straordinaria più efficace di qualsiasi vaccino!

Recita serale del santo Rosario

Detto questo, assicurandovi che in questo momento di preghiera siete anche tutti voi presenti nella nostra memoria, vi saluto a nome di tutti i nostri cari bambini e vi auguro ogni bene.

P. Giovanni Querzani

Bukavu (R,D.Congo)

10/05/2020

Cari AMICI e BENEFATTORI,

in prossimità della Festa di PASQUA che quest'anno avrà dei connotati inconsueti e del tutto imprevisti, mi viene spontaneo inviarvi questo messaggio che vuole essere di vicinanza, di conforto, di speranza e di riconoscenza.

Stiamo attraversando a livello mondiale una terribile calamità e un duro momento di prova a causa della virulenta epidemia di coronavirus che si sta espandendo ovunque.

L'Italia è purtroppo uno dei Paesi finora più colpiti, sia per numero di contagi che di vittime. Spero di tutto cuore che non ce ne siano state nelle vostre famiglie.

Nel caso si fosse verificato, vorrei esprimere alle persone in sofferenza la mia più sincera e più intensa partecipazione al loro dolore.

Seguo con trepidazione ogni giorno le notizie dell'evoluzione di questa epidemia con la speranza che le drastiche misure adottate, che hanno letteralmente sconvolto tutte le normali abitudini di vita, possano risultare sempre più efficaci e provocare sia pur progressivamente l'estinzione di questa odiosa epidemia.

Ci siamo uniti tutti con commossa partecipazione alla preghiera, in gran parte silenziosa ma intensa e accorata, del Papa il sabato sera del 27 marzo.

Nutro una grande speranza che contribuirà molto, come lo è stato in altri momenti drammatici della storia, al superamento di questa emergenza così dolorosa.

Nonostante il mito orgoglioso dell'onnipotenza della scienza e della tecnica che ormai sembrava dominare il mondo, ci siamo ritrovati impotenti riacquistando coscienza della nostra fragilità umana. L'apporto della Fede, per chi ha la fortuna di averla, si rivela a questo punto più che essenziale per non essere travolti dallo smarrimento totale e dall'angoscia.

Vorrei assicurare a tutti il mio e nostro ricordo nella preghiera.

Nella mia comunità missionaria qui a Bukavu abbiamo appena fatto anche noi una novena con tanto di adorazione eucaristica (come ha fatto papa Francesco) durante la quale abbiamo pregato per tutti. Anche noi in Italia, nella nostra Casa Madre di Parma, dove sono concentrati tanti Padri anziani reduci, il più spesso per ragioni di salute, dalle varie missioni sparse nel mondo, abbiamo pagato a questa malaugurata epidemia un pesante tributo di ben 18 decessi.

Il pericolo del contagio ha già raggiunto 46 Paesi dell'Africa e incombe anche su di noi qui in Congo. Per ora l'epidemia resta confinata soprattutto nella capitale Kinshasa, una immensa e caotica megalopoli di più di 12 milioni di abitanti, dove i contagi e anche i decessi si stanno moltiplicando creando, come ovunque, grande paura e sconcerto.

Nel tentativo di arginare l'espansione dell'epidemia, il Presidente ha decretato l'isolamento della capitale interdicendo tutti i viaggi e gli spostamenti da Kinshasa nelle altre diverse Provincie del Paese e viceversa. Poco prima aveva decretato tutta una serie di misure che andavano dalla chiusura di tutte le scuole e università del Paese, all'interdizione di tutti gli assembramenti di persone, comprese le funzioni religiose, e alla raccomandazione dell'osservanza delle necessarie misure igienico-sanitarie necessarie per potersi proteggere. Il Governatore della Provincia di Kinshasa si era spinto fino a decretare il "confinamento" intermittente della popolazione, cioè l'obbligo a tutti di stare per quattro "confinati in casa" e i due giorni successivi la possibilità di poter uscire per fare le provviste alimentari. Ha dovuto annullare lo stesso giorno nella serata questa ordinanza per paura di scatenare nella popolazione violente rivolte. Questa misura infatti condannerebbe gran parte della popolazione, che vive in condizioni di grande povertà e sopravvive grazie ai piccoli lavoretti informali che gli permettono di guadagnare quattro soldini per poter mangiare, si e no', una volta al giorno, a morire di fame.

Inevitabile a questo punto lo scatenarsi della violenza contro una classe politica che ha pensato solamente ad arricchirsi, anche nei modi più illegali, condannando la stragrande maggioranza della popolazione a condizioni di povertà e di miseria deplorabili.

La situazione è quindi anche qui da noi notevolmente critica.

L'avvicinarsi della santa Pasqua, anche se quest'anno sarà totalmente spoglia di funzioni religiose con la partecipazione dei fedeli, resta tuttavia una sorgente di grande consolazione e di incrollabile speranza. "Non abbiate paura", ha detto Gesù Risorto, "Io ho vinto il mondo. Sarò con voi fino alla fine dei tempi"!

Personalmente, a meno ché non me lo impediscano ufficialmente, continuerò il mio servizio a favore dei bambini vulnerabili che abbiamo nel nostro Centro di Assistenza a Kadutu (attualmente sono 43: una grande famiglia!), e in maniera diversa, data l'interdizione degli assembramenti di persone, a favore dei bambini denutriti del nostro Centro Nutrizionale dove sono più di 200 e certamente aumenteranno. Abbiamo pensato di farli venire alla spicciolata ogni mercoledì a prendere, con precauzione e in tutta fretta, il quantitativo adeguato di farina coloro-proteica già preparata in sacchetti di plastica in modo che possano preparare a casa loro ogni giorno la pappina che li aiuterà a combattere la denutrizione.

Questo è un momento speciale di solidarietà, di coraggio e di testimonianza che ci permette non si "perdere", ma di "ottenere" la vita. Quella vera.

Altrimenti cosa ci stiamo a fare qui in Congo?

Ringrazio il Signore di avermi dato l'intuizione e le possibilità concrete, ancora molto prima che si avverasse questa "emergenza sanitaria", di realizzare alcune strutture per attivare alcune iniziative di autofinanziamento che risulteranno provvidenziali quando, a causa delle brutali ricadute economiche provocate dall'epidemia in corso, gli aiuti dall'Italia nei prossimi anni saranno certamente destinati a diminuire.

La riconoscenza mia e di tutti questi bambini comunque resterà intatta nei vostri confronti e conserveremo un ricordo indimenticabile per ciascuno di voi che continueremo ad esprimere nella preghiera.

Buona Pasqua a tutti e i nostri saluti pieni di gioiosa gratitudine.

P. Giovanni Querzani

Bukavu (R.D.Congo)

Padre Querzani il 25/03/2020 scrive…..

Come saprete, la minaccia di quel malaugurato virus sta incombendo anche qui da noi in Congo.

A Kinshasa ( e per il momento sembra solo lì) sono già stati registrati una cinquantina di casi e tre decessi. Ma qui da noi non ci sono i mezzi per testare i sospetti e individuare tutti i contatti di coloro che si sono ammalati è una cosa estremamente ardua.

Il Presidente, poco più di una settimana fà, alla stregua dei Paesi occidentali dai quali è arrivato il contagio, ha emanato delle disposizioni restrittive: chiusura di tutte le scuole e Università (compresi i culti religiosi), divieto di assembramento di più di 20 persone eccetera, oltre a indicare le norme igieniche per proteggersi dal contagio. Ma le regole che in occidente, con un po' di senso di disciplina e responsabilità, possono essere messe in pratica (per esempio quella di "stare a casa") qui sono praticamente impossibili.

L'85% del lavoro qui è "informale" ed è quello che assicura più o meno la sopravvivenza di gran parte della popolazione. Stare a casa significherebbe semplicemente "morire di fame"! Allora tanto vale "morire a causa del coronavirus". E 'una soluzione più rapida e forse meno dolorosa.

Questa è un po' la nostra situazione.

L'unica arma "potente", al di là dello sforzo di rispettare le regole igieniche prescritte, rimane la PREGHIERA. Nella nostra Comunità abbiamo iniziato una novena di adorazione sia per implorare che il contagio risparmi questa popolazione che di tragedie ne ha già vissuto troppe, sia per pregare per i nostri confratelli ( a Parma ne sono già morti 15 nel giro di poche settimane!), e per tutti, in modo particolare per i nostri familiari, Amici e benefattori tra i quali voi siete in prima linea.

Padre Querzani il 27/03/2020 scrive……

A Kinshasa il Governatore ha decretato il "confinamento obbligatorio alternato": cioè da domani per quattro giorni nessuno deve uscire di casa, poi ci saranno due giorni per poter uscire e fare le compere e le provviste alimentari. E così via di seguito.

Fare le compere e le provviste alimentari con che soldi ? La stragrande maggioranza della gente, se non può uscire per fare quei piccoli lavoretti che gli consente di guadagnare quei pochi soldi per poter mangiare, come fa a sopravvivere?

Come al solito, le autorità e tutti quei politicanti corrotti che si sono tutti arricchiti illegalmente a scapito del bene comune,  vivono fuori dalla realtà. Tra l'altro i contagi, dalle notizie appena  emerse, ci sono stati tra di loro e non tra i poveracci. Il Presidente ha voluto che tutti i membri dell'attuale Governo facessero il test del coronavirus e diversi tra di loro sono risultati positivi, anche se per discrezione non hanno pubblicato i nomi dei contagiati. Sono loro assieme a tutti i loro compari che hanno rovinato il Congo con la loro corruzione, condannando la gente ad una povertà spesso estrema, che dovrebbero essere confinati, ma per sempre, ....in prigione !

I primi morti sono tutte persone di alto rango: un medico fratello dell'attuale Ministro dell'Economia (una donna) che è in quarantena, e un alto Magistrato.

Temo che questa ordinanza in una megalopoli caotica come Kinshasa scatenerà delle reazioni violente.

Staremo a vedere.

Stasera alle ore 19, abbiamo seguito con grande emozione e partecipazione alla funzione fatta da Papa Francesco con l'adorazione (noi avevamo anticipato la nostra per poter assistere al programma televisivo trasmesso su RAI internazionale) e la benedizione Urbi et Orbi.

Spero abbia toccato il cuore di molti, o almeno fatto riflettere tanta gente in tutto il mondo facendo loro capire che bisogna tornare alle cose che contano.

Domani compio i 77 anni. A mezzogiorno pranzerò coi nostri bambini della CF Tupendane e a cena, come al solito, sarò in comunità dove avranno preparato una torta o qualcosa di simile e anch'io ci aggiungerò un torrone e una scatola di biscotti alla cioccolata che erano nel pacco inviato da suor Jacinta e che ho tenuto apposta per i confratelli per questa  circostanza.

Il resto farà la gioia dei nostri bimbi.

Speriamo che in Italia e anche negli altri Paesi dove stanno infierendo i contagi, dopo la preghiera fatta stasera dal Papa con la partecipazione di una moltitudine di fedeli di tutte le parti del mondo, l'epidemia registri un sensibile calo e poco a poco sparisca.

Di morti ce ne saranno certamente ancora, anche tra di noi. Lì a Parma altri due si sono aggiunti alla lunga lista proprio ieri e ieri l'altro.. Tutti e due avevano lavorato in Congo. Uno dei due, un po'meno anziano, doveva tornare in Congo, ma purtroppo, anche per ragioni di salute, si è venuto a trovare a Parma nel momento sbagliato e ha preso .. un'altra direzione "migliore". Dico migliore perché tutti saranno certamente in Paradiso

Bambini del Centro di Assistenza Tupendane

Con gli operai del cantiere a fine lavori

Si chiama CIKURU DESTIN. E' un ragazzino che avrà 12 o 13 anni con due stracci sporchi addosso e un vistoso handicap, probabilmente congenito, alla gamba sinistra che dal ginocchio in giù presenta un breve moncone contorto che termina con un piedino sbilenco.

Il mattino del 27 febbraio, al mio arrivo nel nostro Centro di Assistenza Tupendane nel quale assistiamo i bambini vulnerabili, me lo trovo davanti alla porta di entrata col bastone che gli serve per camminare.

Spontaneamente lo saluto, gli sorrido e lo invito a entrare. Mi accorgo che è pieno di scabbia, una scabbia già infetta soprattutto ai polsi, le mani e i piedi.

Prima cosa, chiedo che gli venga fatto fare un bel bagno e che quei due stracci contaminati che ha addosso vengano bruciati

Poi inizio con cura e pazienza a medicarlo. Comincio dalle zone dove c'è presenza di pus utilizzando una pomata anti scabbia combinata a una pomata e a cura antibiotica.

Poi gli bendo le zone più infette.

Finita questa operazione, assieme a Merida, la brava responsabile del Centro di Assistenza, iniziamo il colloquio per redigere la scheda del nostro nuovo ospite annotando i dati e le vicende che hanno caratterizzato la sua storia. Un'impresa sempre ardua a causa dell'inveterata abitudine che hanno un po' tutti di dire...un sacco di bugie.

Ma alla fine, con la pazienza e con l'esperienza ormai acquisita in tanti anni, riusciamo ad avere un quadro abbastanza preciso della situazione del ragazzino che abbiamo davanti. Già il suo nome Destin (= Destino), mi fa spontaneamente pensare che per lui il "destino" sia stato finora poco fortunato e piuttosto avverso. Ed è proprio così.

Originario di una famiglia poverissima del villaggio di Kabamba, situato nella zona di Kalehe a un centinaio di Km da Bukavu, da diversi mesi aveva abbandonato la sua famiglia e con mezzi di fortuna era arrivato a Bukavu vivendo alla meglio in uno dei quartieri più poveri e caotici della città. Un Pastore protestante gli aveva dato alloggio per un po' di giorni a casa sua. In seguito aveva attraversato la frontiera ed era andato nella cittadina ruandese di Cyangugu, limitrofa a Bukavu, dove era stato accolto in una specie di orfanatrofio. Non trovandosi a suo agio, dopo un po' di tempo, era scappato tornando a Bukavu e si era adattato, come tanti altri ragazzini, a condurre la vita precaria e incerta dei "ragazzini di strada". Una vita particolarmente scomoda per lui condizionato da quel suo pesante handicap fisico.

Un giorno un uomo compassionevole, incontrandolo sulla strada forse intento a mendicare, gli ha suggerito di venire nel nostro Centro qui a Kadutu.

Ho provato spontaneamente una grande tenerezza vedendo quel ragazzino con quel brutto handicap davanti alla porta del nostro Centro e l'ho subito accolto nonostante le rimostranze di una persona che cercava di dissuadermi dicendo:" Ma è un maybobo!" (=Un ragazzo di strada"). Come per dire: "E' pericoloso prenderlo in casa!" Dopo il bagno e dopo avergli curato la scabbia,lo abbiamo fatto dormire per alcuni giorni fino a guarigione avvenuta in un luogo appartato per impedire che contaminasse la quarantina di bimbi assistiti nel nostro Centro.

Adesso l'idea che ho in testa è questa: una volta che avremo rintracciato i suoi genitori (se ancora li ha) o qualcuno della sua famiglia, cercherò, con il loro consenso, di farlo operare. Si tratterà di praticargli una amputazione appena sopra il ginocchio per liberarlo da quel moncone contorto e in seguito fargli applicare, in un Centro apposito presente qui a Bukavu, una protesi in modo che possa camminare liberamente. Ci vorrà un po' di tempo, ma ci arriveremo.

Intanto Destin si è trovato finalmente a suo agio nel nostro Centro.

Sente che gli vogliamo bene ed è molto contento. Sempre sorridente, cerca di manifestare la sua gioia e la sua riconoscenza in tante maniere. Ogni mattina, per esempio, al mio arrivo mi viene incontro saltellando sulla sua gamba sana per prendermi la borsa e portarla nel mio ufficio-ambulatorio.

Questo mi tocca il cuore e mi induce a ringraziare il Signore.

Mi viene da pensare: "Il suo "destino" finora così avverso e sfortunato non si sta forse trasformando pian pianino ... in un gioioso cammino verso la Pasqua?”

15/03/2019

P. Giovanni Querzani

Bukavu (R.D.Congo)