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Carissimi Amici e Benefattori,

anche quest’anno è arrivato il momento di inviarvi i nostri più ferventi Auguri per la prossima festa di NATALE. Questo Natale che per noi qui in Congo avviene in un contesto militare particolarmente delicato e inquietante.

Pochi giorni fa’, esattamente il 10 dicembre, la città di Uvira (130 km a sud di Bukavu), che è la seconda città più importante del Sud Kivu dove si erano traferite le Autorità Provinciali, è caduta sotto il controllo del movimento ribelle M23/AFC e dell’armata rwandese.

Questo è avvenuto in barba all’accordo di pace che il Congo e il Rwanda, sotto la pressione della mediazione del Presidente americano Trump, avevano firmato a Washington appena pochi giorni fa’. Dopo la conquista di Bukavu nel febbraio 2025, si era sempre cantato con forza e fierezza: “Uvira non cadrà mai. Anzi, sarà UVIRA a riconquistare Bukavu e Goma !”

Invece è accaduto. Anche questa volta, come a Bukavu, i ribelli sono entrati senza colpo ferire in questa città per la complicità, giudicata “tradimento”, del generale- Capo delle forze governative che ha ordinato il loro ritiro dalla città il giorno prima che arrivassero le truppe ribelli.

Questo avvenimento ha creato in tutti grande sconcerto e un vero shock.

Uvira era considerata una città strategica, la cui perdita apre le porte alla conquista della ricca regione dell’ex Katanga. Il presidente rwandese Kagame, che è un generale guerra-fondaio che mira a conquistare l’Est del Congo e impossessarsi delle sue enormi ricchezze minerarie, ha deciso di farlo violando l’accordo di pace appena firmato. Una incredibile sfida anche nei confronti di Trump che si era vantato di aver riportato, dopo trent’anni di conflitto, la pace tra il Rwanda e il Congo.

Adesso ci si chiede come reagirà Trump e la sua amministrazione davanti a questo “schiaffo” e a questo sgarbo diplomatico.

In attesa degli sviluppi imprevedibili di questa complessa situazione, resta il fatto che questa nuova offensiva militare ha causato parecchi morti e altre centinaia di migliaia di sfollati di guerra sradicati dalle loro terre e obbligati a una vita di stenti. Un calvario più che un Natale !

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E’ in questo clima di desolazione e di sofferenza che noi ci avviciniamo alla festa di Natale.

E’ il clima che Gesù stesso ha presto sperimentato poco dopo la sua nascita, quando Erode cercava di farlo morire e ha dovuto essere portato in fretta in Egitto sperimentando le dure condizioni di vita dei profughi.

In questo contesto così poco roseo noi abbiamo bisogno innanzitutto della vostra preghiera, perchè la pace è il dono più prezioso di cui la nostra gente ha bisogno.

Ma, oltre questo, possibilmente anche di un sostegno materiale, perchè la vita, nelle condizioni di occupazione militare come si vive qui, non è per nulla facile; anzi per molti è una indicibile sofferenza.

Nel giorno di Natale, che vi auguriamo sereno e gioioso, abbiate un pensiero anche per noi e per questa gente che continua a vivere la sofferenza del Bambino Gesù profugo in Egitto.

Assieme ai nostri bimbi, ai loro genitori e a tutto il personale del nostro Centro di assistenza Tupendane (Casa-famiglia) e del nostro refettorio per i bimbi malnutriti, vi inviamo i nostri pi sentiti AUGURI di BUON NATALE e BUON ANNO.

P. Giovanni Querzani

Bukavu – RD Congo

Cari Amici e Benefattori,

ho esitato molto davanti alla prospettiva di scrivervi questo messaggio durante il periodo estivo nel quale spontaneamente l’aspirazione di tutti è di poter trascorrere un periodo di vacanze distensivo e benefico. Se mi sono deciso a farlo è perchè nella lunga e dolorosa vicenda dei conflitti armati che da trent’anni stanno sconvolgendo l’Est del Congo è intervenuto un avvenimento decisamente straordinario: l’ACCORDO di PACE firmato il 27 giugno a Washington tra il Congo e il Rwanda.

L’attuale presidente della R.D Congo, Felix Tshisekedi, rendendosi conto di non avere una Armata preparata e efficiente per poter risolvere questo annoso problema per via militare, si è affidato alla mediazione degli Stati Uniti guidati da Trump con la proposta allettante di concedergli l’accesso preferenziale alle risorse minerarie di cui il Congo è straordinariamente ricco, in cambio del suo appoggio nella soluzione di questo preoccupante conflitto.

Una simile proposta non poteva evidentemente non attirare il presidente Trump nel suo deririo di grandezza che lo contrappone alla Cina, prima beneficiaria finora di tutte queste ricchezze.

Dopo aver accettato di porsi mediatrice tra i due Paesi in conflitto gli Stati Uniti hanno fatto pressione sulle delegazioni dei due Paesi convocate a Washington per farle arrivare in fretta a un Accordo di pace firmato dai Ministri degli Esteri della RDC e del Rwanda. Un Accordo salutato positivamente da parecchie Istituzioni internazionali e che sarà seguito e confermato a Doha nel Qatar dal colloquio di pace tra il Movimento ribelle M23/AFC che, col sostegno del Rwanda, si è impadronito e attualmente occupa vasti territori del Nord e Sud Kivu, comprese le due città capoluoghi di Provincia: Goma e Bukavu.

Questo Accordo di Pace, presentato come uno straordinario successo diplomatico sia dagli Stati Uniti che dal regime di Kinshasa, dovrebbe essere ratificato definitivamente dai due Capi di Stato.

Non è però interpretato positivamente da diversi attori politici congolesi che, nei termini in cui il testo dell’accordo è espresso, denunciano ambiguità e addirittura una inaccettabile dimissione da parte del Congo. Tra questi anche il Premio Nobel per la pace, il Dott. Denis Mukwege, che deplora l’accordo come una amara sconfitta. A distanza di poco più di una settimana dalla firma di questo accordo molte inquietudini continuano a manifestarsi. Le dichiarazioni provocanti del presidente rwandese Kagame e l’atteggiamento combattivo del movimento ribelle M23/AFC fanno capire che i prossimi negoziati a Ndoha saranno aspri e il loro risultato non certo scontato.

In questo clima, non certamente ottimista, si è chiuso un anno scolastico particolarmente problematico e difficile che ha messo in crisi tante scuole. La nostra scuola di Cimpunda, dedicata a san Padre Pio, ne è uscita a testa alta, grazie alla bravura di mamma Merida che la dirige e alla buona collaborazione degli insegnanti e dei genitori.

Ho partecipato con viva ammirazione alla cerimonia di chiusura e premiazione degli alunni in presenza dei loro genitori.

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Merida mi ha mostrato il mucchietto dei bollettini scolastici degli alunni i cui genitori, a causa delle pesanti difficoltà economiche che si sono abbattute su tutta la popolazione, non sono riusciti a pagare per tempo il contributo scolastico. Nonostante questo, a differenza di tante altre scuole, nessun alunno è stato rifiutato e rimandato a casa.

E’ questo atteggiamento di “comprensione” e di “vicinanza” alla gente che rende la nostra scuola ..“speciale” e incita i genitori, anche con ritardo, a fare di tutto perchè la scuola possa sostenersi e andare avanti. Tutto questo non ha mancato di commuovermi.

Il grande auspicio, quello “fondamentale” che tutti proviamo, è che si instauri la Pace al più presto e tutto andrà meglio.

Continuiamo a chiederlo al Signore con particolare insistenza.

P. Giovanni Querzani

Bukavu - RD Congo 07/07/2025

 

Domenica delle Palme

Carissimi Amici e Benefattori,

ci stiamo avvicinando alla festa di Pasqua. Quest’anno vi scrivo dalla Comunità di Panzi, situata nella periferia di Bukavu, dove mi trovo in compagnia di tredici bravi studenti congolesi che hanno intrapreso il lungo cammino che li porterà, se Dio vorrà, a divenire i futuri Missionari Saveriani, nostri successori nel lavoro di evangelizzazione.

Speriamo di potere anche quest’anno celebrare la Santa Pasqua in maniera serena, perché, come sapete, ci troviamo nella regione dell’estremo Est del Congo che da due mesi si trova sotto il controllo del duplice Movimento ribelle M23/AFC, sostenuto su piano logistico-militare dal vicino Rwanda.

Siamo infinitamente grati al Signore che ha voluto che la conquista di Bukavu, a differenza di quella di Goma, sia avvenuta senza spargimento di sangue e senza inutili stragi. Ciò non toglie che anche questa sia un’altra dura prova per la popolazione congolese che da trent’anni vive sempre in un penoso clima di instabilità e di guerra a causa dei diversi Movimenti ribelli che si sono succeduti e dei numerosi gruppi armati che infestano tutta la regione.

L’aspetto che attualmente affligge con maggiore intensità la popolazione, a parte gli inevitabili episodi di repressione, è la pesante crisi economica che paralizza tutta la vita sociale. Dal momento dell’occupazione di Bukavu, che è il capoluogo della Provincia del Sud Kivu, tutte le Banche sono rimaste chiuse e la vita economica si è bloccata. Il denaro non circola per mancanza di liquidità e le attività commerciali stentano a funzionare. La gente non sa più come fare a vivere.

Ringrazio il Signore che mi ha dato la possibilità di condividere, nonostante gli acciacchi dell’età e soprattutto l’handicap della sordità, anche questo pezzo di storia del Congo con la gente alla quale mi dedico da più di cinquant’anni. Condividerne la sofferenza è già in sè stesso una importante testimonianza di prossimità. Qualche mattinata, nel corso della settimana, la dedico al contatto coi nostri bambini nella Casa-Famiglia di Kadutu e per seguire le attività sociali che, nonostante tutto, cerchiamo di portare avanti. L’accoglienza sempre simpatica e festosa di quei bimbi ogni volta che arrivo a Kadutu mi infonde una carica di ottimismo così necessario in questa non facile situazione. Loro sono ancora ignari di ciò che sta vivendo il loro Paese e, dopo il loro arrivo in condizioni spesso pietose nella nostra Casa-Famiglia, riprendendo una buona alimentazione e sperimentando l’amorevole clima affettivo offerto dalle mamme che si occupano di loro, poco a poco rifioriscono a vita nuova.

Alla crisi economica si aggiunge la terribile piaga del banditismo che affligge e devasta tante famiglie. I banditi detenuti nelle prigioni di Bukavu che i Maybobo (ragazzi di strada) hanno fatto evadere poco prima dell’arrivo dei ribelli, hanno ripreso ad attaccare ogni notte le case nei quartieri rubando tutto e spesso anche ammazzando la gente, favoriti dalla totale impunità. Di fronte a questo nuovo flagello, siamo stati costretti, per precauzione, a rinforzare la porta metallica di entrata nella Casa-Famiglia con una ulteriore robusta griglia metallica di protezione. I bambini malnutriti che frequentano il nostro refettorio purtroppo non possono sempre venire a causa dell’insicurezza. Quando vengono cerchiamo di fornire loro una scorta di cibo da preparare a casa loro. La vita, soprattutto per le famiglie che erano già povere, è diventata davvero difficile, a volte impossibile. E in più sono affiorate e stanno diffondendosi alcune epidemie: soprattutto il colera e l’epidemia chiamata « Mpox » (vaiolo delle scimmie).

 

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Colera Mpox

Che fare? Quello che si può. Affidiamo al Signore questa difficile situazione, chiedendo che aiuti tutti coloro che ne hanno il potere a riportare la Pace, condizione essenziale per ogni benessere e per ogni sviluppo umano. Questa è la nostra preghiera e la nostra invocazione per questa Pasqua: che la guerra resti inchiodata alla croce di Cristo e ci venga accordato il supremo dono della Pace.

P. Giovanni Querzani Missionario – RD Congo

Bukavu 13/04/2025

 

Ho il piacere di inviarti solllecitamente le FOTO del PRESEPIO VIVENTE dei nostri bambini. 

La Festa di Natale è trascorsa come sempre in maniera semplice, intensa e sentita con la partecipazione alla Messa e al fraterno  pranzo comunitario di Natale con canti e danze e molta gioia.

Purtroppo l’ambiente dove si svolgeva la Messa e il pranzo non era molto luminoso, perchè il vicino, costruendo il suo edificio a 20 cm dalla nostra sala ne aveva oscurato l’ala laterale di illuminazione per cui col mio modesto apparecchio fotografico  le foto non sempre sono riuscite bene, nonostante avessimo aggiunto qualche lampadina.

Non aggiungo altro e ti invio le foto.

 Graziello

Immagine che contiene vestiti, persona, rituale, tempio

Descrizione generata automaticamente

Cari Amici e Benefattori,

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l’immagine di questo bimbo, che dallo stato di malnutrizione severa in cui si trovava ha recuperato la forza di sorridere, esprime nella maniera più efficace l’Augurio che desideriamo inviarvi in occasione di questo santo Natale ormai prossimo.

Gesù Bambino si trova a casa sua qui in Congo tra tanti bambini nati nelle sue stesse condizioni di povertà, privi anche delle cose più essenziali, ma animati da tanta voglia di vivere.

Li vediamo arrivare nel nostro Centro di Assistenza « Tupendane » in condizioni pietose, spesso accompagnati dalla mamma che porta scolpito sul volto l’impotenza e lo sconforto di vedere la sua creatura deperire giorno dopo giorno senza poterci fare nulla.

I tre bambini che vedete in immagine sono gli ultimi che abbiamo accolti nelle settimane appena trascorse.

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Shukuru Asifiwe Elisha

Questi tre bimbi hanno in comune una situazione familiare in cui il loro babbo, che per lavoro fa il portatore ambulante nella regione dell’Urega, si assenta da casa per lunghi mesi e i numerosi figli restano con la mamma sulla quale incombe l’arduo lavoro di accudirli e mantenerli.

Shukuru ha 3 anni di età. Viveva in un villaggio distante una trentina di Km dalla città. Un’amica della mamma che era in visita al villaggio, constatando il grande disagio di quella povera donna con 8 figli a carico e le condizioni pietose di questa bimba, di ritorno a Bukavu l’ha presa con sè e l’ha portata da noi.

Asifiwe è una bimba di un anno e mezzo che viveva con la mamma e tre altre sorelline in una baracca malandata di uno dei quartieri più poveri di Bukavu.

La mamma stessa vedendola così malaticcia e in uno stato di malnutrizione avanzata, si è decisa a portarla da noi. Appena abbiamo constatato che la bimba aveva inappetenza ad ogni cibo, abbiamo considerato opportuno ricoverarla in ospedale. Purtroppo dopo pochi giorni è deceduta.

Elisha è un bambino di 8 o 9 anni, quarto di 8 figli. Il babbo è partito quando l’ultimo figlio aveva appena tre mesi. Un brutto giorno la moglie ha ricevuto la notizia che suo marito era morto, senza sapere né come, né dove. Quella povera donna è rimasta da sola con un carico impossibile di 8 figli da mantenere !

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Elisha con la mamma e il fratellino Un gruppetto dei nostri bambini

I bambini che attualmente vivono in serena fraternità nella nostra Casa-Famiglia « Tupendane » sono 36, accuditi amorevolmente dalle mamme Merida, Deodata, Aline e Faida. La nostra porta è sempre aperta per accogliere bambini bisognosi di una particolare assistenza. Le loro storie, sono un riverbero molto realista e commovente delle condizioni penose di indigenza nelle quali vivono tante famiglie. I bambini sono sempre le principali vittime del diffuso disagio sociale.

In occasione del santo Natale i nostri bambini faranno, come ogni anno, il Presepio vivente.

Non sarà una finta, ma un modo vero per ricordare con sincera riconoscenza quel Bambino Gesù che è venuto a condividere così da vicino la loro umile e tribolata condizione umana e ha cura di loro attraverso la vostra generosità.

Oggi purtroppo viviamo in un mondo sempre più complicato e dominato da una violenza diffusa che non risparmia né gli uomini né la natura. Di conseguenza, Il moltiplicarsi dei fenomeni climatici sempre più estremi che provocano tanti ingenti danni e generano nuove serie preoccupazioni, rischia di far dimenticare ciò che avviene lontano.

Anche le sofferenze dei nostri bambini in questo Congo costantemente piagato dalla guerra, dalla corruzione e dall’instabilità, rischiano di essere dimenticate.

L’aiuto che riceviamo per i nostri bimbi viene in gran parte da voi. Non dimenticateli in occasione di questo Natale.

Metteteli dentro il presepio interiore del vostro cuore, ricordando che la preghiera che scaturisce dal loro cuore per voi che vi ricordate di loro, ha la forza straordinaria e unica dell’innocenza.

Con questo umile appello, vi porgiamo i nostri più sentiti Auguri di un santo Natale all’insegna della solidarità, con l’auspicio che il nuovo anno vi porti tanta serenità e pace.

P. Giovanni Querzani

Missionario a Bukavu

R.D. Congo

17/12/2024

Bukavu, 23/03/2021

Cari Amici,

anche quest'anno la Pasqua è ormai vicina e mi viene spontaneo inviarvi a nome di tutti i nostri bambini i più sentiti Auguri e qualche breve informazione della nostra vita qui in Congo.

Desidero innanzitutto esprimere dal profondo del cuore l'auspicio che la crisi sanitaria creata dall'epidemia del Covid 19, dopo tanti lunghi mesi di sconcerto, di paura e di sofferenze, possa essere finalmente superata grazie alla strategia vaccinale in corso.

Continuo a ringraziare il Signore che ha voluto, in maniera del tutto insperata, riparmiare le popolazioni del Congo da questo flagello che non pochi prevedevano rovinoso e catastrofico. La pandemia ha colpito sì anche questo Paese, ma senza provocare gli effetti nefasti che si temevano. Ci sono tuttavia tanti altri drammi che restano attivi e laceranti per la nostra gente: la povertà dilagante, la corruzione che mina il tessuto sociale legato a un sistema politico ancora precario e dagli sviluppi incerti, il dilagare dell'insicurezza e delle atroci violenze che colpiscono le popolazioni civili soprattutto qui nella nostra Regione del Kivu, all'Est del Congo. Una drammatica realtà quest'ultima che, dopo l'ignobile evento dell'uccisione del nostro Ambasciatore Luca Attanasio con l'eroico carabiniere di scorta e il loro autista congolese, non si è attenuata. Al contrario, si è accentuata con una sequela ininterrotta di altre uccisioni e altri massacri.

Perché, ci si chiede, si lascia perdurare questa catena di orrori che colpiscono quasi sempre civili innocenti, comprese donne e bambini? Chi arma e sostiene tutti quei gruppi armati che continuano a seminare morte e desolazione? Possibile che gli interessi egoistici tesi all'accaparramento delle ricchezze minerarie di cui è particolarmente dotato il Congo debbano sempre prevalere oscurando anche i valori umani più essenziali?

Non sarebbe finalmente ora che la Comunità Internazionale facesse seguire alle condanne puramente verbali interventi concreti ed efficaci per aiutare il Governo congolese a neutralizzare e sradicare quei gruppi armati e assicurare a queste popolazioni inermi e così a lungo martoriate il sacrosanto diritto alla sicurezza e alla pace?

Sono tutti interrogativi che irrompono continuamente dentro di noi e ci torturano nel doloroso sentimento di impotenza che proviamo.

Sono ormai molti anni che il grido di queste popolazioni rimane inascoltato nonostante le denunce e i tanti appelli accorati dei loro Pastori e di numerosi esponenti della Società Civile. Solo nel territorio di Beni, nel nord Kivu e nella vicina Provincia dell'Ituri il gruppo armato denominato ADF di matrice ugandese e islamica ha trucidato a partire del mese di gennaio più di 200 persone, senza contare i numerosi feriti e le decine di migliaia di persone costrette a fuggire dai loro villaggi. Il Congo ha attualmente più di cinque milioni di sfollati che vivono come "profughi" all'interno del loro stesso Paese. Più il milione di profughi rifugiati nei Paesi vicini.

Alla luce di questi dati sconcertanti, non si può non ammettere che il Congo stia vivendo un "tempo di Passione". Ma resto profondamente convinto che a questo tempo così doloroso, anche se sembra interminabile, seguirà certamente la PASQUA.

Dio non può abbandonare questo popolo dove sono tanti a rivolgersi a Lui con fede e tenace speranza. La Pasqua è lo sbocco sicuro del mistero che realizza il suo disegno di amore e di salvezza per chiunque che ha fiducia in Lui.

Devo dire che sono sempre sorpreso e profondamente ammirato davanti alla incredibile forza d’animo dei congolesi, alla loro immensa capacità di pazienza e di sopportazione, ai sentimenti di fede e di speranza che animano tantissime persone semplici e povere con le quali sono in contatto ogni giorno.

Nonostante gli enormi problemi e l'incubo continuo della morte, in questa gente c'è ancora tanta voglia di vivere, tanta "apertura" alla vita, tanto ottimismo e tanta fiducia in un avvenire migliore. Vedo ogni giorno una marea di bambini sempre pronti a sorridere e contenti di quel poco o niente che hanno o che ricevono.

Quanto abbiamo da imparare dai poveri, dai semplici e dagli ultimi!

Spero anch'io, e lo auguro anche a tutti voi, di potere arrivare, per la grazia di Gesù Cristo, a questo traguardo gioioso della Pasqua!

Mentre, assieme al ricordo nella preghiera, vi invio i più fervidi Auguri, chiedo anche al Signore che si produca qui in Congo "il prodigio" di un vero rinnovamento politico che tutti auspicano e attendono. Per un vero avvenire "pasquale" di questo immenso Paese occorre infatti una nuova classe politica fatta di uomini che non pensino solo ai propri interessi egoistici, ma siano animati da autentici sentimenti patriottici, uomini visionari, intrapprendenti e attivi, capaci di orientare le immense ricchezze del Congo al bene comune attivando e valorizzando le enormi risorse umane di cui questo Paese dispone.

Buona Pasqua a tutti!

P. Giovanni Querzani

Missionario a Bukavu - R.D. Congo

Cari Amici,

quando oggi sono tornato a casa (la Casa regionale dei Missionari Saveriani a Bukavu), alle due del pomeriggio dopo la mattinata trascorsa tra i bambini del nostro Centro Tupendane a Kadutu, mi è stata comunicata la notizia dell'uccisione a Goma del nostro Ambasciatore Luca Attanasio. Una notizia sconcertante che mi ha profondamente rattristato. Per noi era veramente una persona meravigliosa, molto sensibile e molto impegnata che apprezzavamo tantissimo.

Sabato 20 febbraio era arrivato nel tardo pomeriggio nella nostra Casa Regionale dove era programmato un incontro con gli italiani residenti a Bukavu, quasi tutti missionari. E' stato un bell'incontro molto cordiale e interessante nel quale, come al solito, era emersa la sua attitudine di "vicinanza" per tutti noi e la sua grande sensibilità umana.

Ha cenato e trascorso la notte qui in casa nostra dove si sentiva totalmente a suo agio e domenica mattina, prima di proseguire il suo viaggio per Goma ha partecipato alla santa Messa nella nostra cappella.

Nella mattinata di oggi, secondo il programma stabilito, si stava recando in una località situata in una zona a nord di Goma allo scopo di visitare e incentivare un progetto del PAM (Programma Alimentare Mondiale della FAO). Stava attraversando il Parco Nazionale della Virunga, quando il convoglio è stato improvvisamente attaccato da uomini armati che hanno sparato sul veicolo dell'ONU sul quale viaggiava l'Ambasciatore uccidendo di colpo l'autista congolese. I componenti del convoglio sono stati presi e portati via. Il movente dell'agguato era con molta probabilità il rapimento allo scopo di ottenere in seguito un lauto riscatto. Centinaia di persone in quella zona particolarmente infestata soprattutto da tre micidiali gruppi armati "fuori controllo" sono state rapite nel corso di questi ultimi anni a questo scopo.

Quando le Eco-Gardes (Poliziotti guardiani) del Parco nazionale,attirati dagli spari, sono intervenuti e si sono messi alla caccia dei rapitori, è a questo punto che sono stati ammazzati l'Ambasciatore e il carabiniere che gli faceva da scorta, mentre gli altri prigionieri sono riusciti a scappare rimanendo incolumi.

Le salme delle vittime di questo ignobile agguato sono state portate a Goma. Anche se la dinamica di questo tragico avvenimento non è ancora del tutto chiara, questi sono i dettagli finora emersi. Questa notizia così inattesa ci ha sconvolto e rattristato tutti.

Questo giovane ambasciatore si era distinto per la sua grande sensibilità umana e il suo attivismo umanitario. Durante la visita effettuata anno scorso a qui a Bukavu era venuto con la moglie a visitare il nostro Centro di Assistenza dei bambini vulnerabili a Kadutu.

Era rimasto molto colpito e ci aveva manifestato una grande simpatia.

Sabato scorso al suo arrivo, appena mi ha visto, mi ha salutato con grande benevolenza e mi ha chiesto dei nostri bambini. Anche lui era padre affettuoso di tre graziosissime bambine.

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Al di là del grande rammarico che proviamo per la sua scomparsa, ci rimarrà un ricordo meraviglioso di questo Ambasciatore "speciale", uomo luminoso, entusiasta e attivo che nel suo ruolo diplomatico, oltre a distinguersi per una reale vicinanza a noi italiani, operava anche con sincero impegno per il bene del Congo e dei Congolesi.

P.Giovanni Querzani

Bukavu - R.D.Congo

Cari Amici,

a dispetto dell'ombra nera del Covid 19 che sta offuscando la vita a mezzo mondo, abbiamo vissuto una bella festa di NATALE nella serenità e nella gioia.

Le autorità dello Stato avevano decretato anche qui, alla stregua dei Paesi occidentali, tutta una serie di misure restrittive alle quali, in realtà, quasi nessuno ha dato peso.

In questo Paese dove più del 70% della popolazione ha meno di trent'anni, la forza della vita prevale sempre, nonostante i drammi continui che si susseguono.

Più che a parole desidero mostrarvelo attraverso queste foto che ho il piacere di inviarvi. Domani celebreremo la festa della Santa Famiglia e ricorderemo anche tutte le vostre famiglie. Secondo me questo della famiglia è uno sei punti fondamentali che sta mandando a picco la civiltà occidentale.

Non a caso Papa Francesco nel 2016 aveva denunciato a chiare lettere la massiccia e tremenda aggressione organizzata in Occidente per distruggere la famiglia. Tutto è messo in atto a questo scopo distruttivo e irrazionale. Ed è su questo che, secondo me, si gioca il destino della nostra civiltà tecnologica e neo-pagana che porterà, se non si arresta o fallisce questo micidiale complotto delle forze del male, a un inarrestabile declino e una inevitabile auto-distruzione.

La nostra fiducia è tutta su quel fragile Bimbo Divino che, assumendo la nostra natura umana non ha voluto né prestigio, né ricchezza,né potenza, ma solo una Santa Famiglia che con umiltà e mitezza ha sconfitto la furia omicida di Erode.

Rinnovo a tutti i miei più fervidi Auguri di Buon Anno !

P.Giovanni Querzani Bukavu - R.D.Congo

Presepio Vivente

Presepio Vivente

Presepio Vivente Bambini protagonisti del Presepio

Messa di NATALE Letture

Pranzo di NATALE

Cari Amici,

si avvicina il Santo Natale. Nel contesto così critico in cui si sta dibattendo l'Italia alle prese con la seconda ondata dell'epidemia del Covid 19 sembra quasi un controsenso voler esprimere degli Auguri. Eppure lo faccio ugualmente e di tutto cuore. Perché quello che appare dal bombardamento mediatico quotidiano non è spesso la verità vera e profonda delle cose. E' vero che la solita folla di politicanti o specialisti veri o presunti della sanità continuano a contendersi la scena mediatica con l'esibizione dei loro interminabili litigi o lanciando analisi e dichiarazioni che non fanno altro che accrescere nella gente la paura, lo sconcerto e la frustrazione.

Dietro di loro tuttavia, oltre il sipario mediatico, c'è anche una marea di persone impegnate a mostrare l'aspetto nobile del nostro amato Paese dando prova di una forza d'animo e di una dedizione degne della più grande ammirazione.

E' a loro e assieme a loro a tutti voi che desidero rivolgere l'augurio di un Natale vero e santo, al di là di tutte le penose restrizioni alle quali sarete sottoposti.

Del resto, il primo Natale, quello che S.Francesco di Assisi ha voluto rievocare nel presepio esprimendo il sentimento di fede della gente comune, è avvenuto in un contesto molto difficile e probabilmente anche più critico del nostro.

C'era una Potenza sovrannazionale che dominava il mondo. l'impero Romano che oggi ha il suo sinistro parallelo nella potenza del Capitalismo Finanziario Internazionale.

C'era Erode e tutta una pletora di governanti egoisti e corrotti circondati dai loro subalterni, tutti preoccupati solo del loro arricchimento e del loro benessere materiale.

E poi c'era la popolazione umiliata e sottomessa che viveva in una povertà indescrivibile.

Gesù è venuto per tutti e ha scelto la maniera più impensabile. Ma solo questa ultima categoria di persone che erano quelle più indenni dai veleni dell'orgoglio umano, sono state in grado di accoglierlo con l' immenso stupore e la gioia semplice e autentica del cuore.

E' quello che accade anche oggi. Ed è per questo che, malgrado tutta la sofferenza e la crisi economica che sta soffocando gran parte della gente, non esito ad augurarvi un autentico e santo Natale, vissuto nell'intensità della fede e nella gioia interiore che nulla può intaccare.

Qui da noi in Congo la situazione è molto diversa dalla vostra in Italia, anche se sembra si vogliano inasprire anche qui le misure restrittive

C'è anche qui la stessa temibile epidemia, ma non c'è la paura e il panico che domina il mondo occidentale. C'è anche qui, e certamente più che da voi, la tremenda crisi economica che sta affliggendo tanta gente già molto povera, ma c'è la forza d'animo di una popolazione da lungo tempo abituata a sopportare tutti i drammi più efferati.

C'è anche qui una classe politica e una categoria di persone benestanti preoccupate solo della loro ricchezza e del loro benessere materiale, ma c'è anche tanta gente che, malgrado le condizioni di vita sempre più penose, hanno la fede e la fiducia in Dio.

Per loro e per tutti coloro che nel mondo condividono questa fede e questa speranza anche quellodi quest'anno sarà, nonostante tutto, un Natale vero e santo, vissuto nella semplicità e nella gioia.

Questo Natale qui in Congo coincide anche col momento storico in cui sta emergendo una nuova speranza sul piano politico e sociale. E' in corso proprio in questo fine anno il profondo cambiamento politico tanto atteso dalla popolazione. Il Presidente Tshisekedi ha appena infranto l'accordo di soggezione che lo legava all'iniquo regime precedente suscitando la speranza di un avvenire migliore per questo popolo che ha tanto sofferto.

Mi auguro che questo santo Natale rafforzi questo coraggioso sforzo di cambiamento e sostenga questa speranza incipiente.

E mi auguro conceda anche a tutti voi e alla nostra Italia di superare questa dolorosa contingenza dell'epidemia e si apra la prospettiva di un analogo cambiamento, non solo politico e sociale, ma soprattutto culturale e spirituale che permetta di recuperare al nostro Paese e a tutta l'Europa la sue radici e la sua dignità cristiana.

A tutti Buon Natale e un felice Anno Nuovo.

I bambini della Casa Famiglia Tupendane

P. Giovanni Querzani

Missionario a Bukavu - R.D.Congo

20/10/2020

Cari Amici,

mi rendo conto che in questo momento in cui la situazione sanitaria, a causa della recrudescenza dei contagi, sta ridiventando un po' più seria, non abbiate né tempo né voglia di mettervi a leggere le mie notizie dal Congo. Lo faccio ugualmente. Se non altro allo scopo di distogliervi per qualche istante dall'incubo del coronavirus. Sì, perché di incubo ormai si tratta sia in Italia che in Europa.

Qui da noi dove la gente è molto più povera, molto più semplice e forse anche meno complicata, il coronavirus è sì presente, ma l'incubo non c'è. Anche perché la gente, che qui di drammi ne ha ormai subiti tanti e ben più drammatici, ha meno paura di morire. Oppure preferisce forse...morire di Covid piuttosto che di fame.

E' appena iniziato il nuovo anno scolastico. E' veramente impressionante vedere la massa di alunni e studenti che affluivano ieri nelle scuole dopo circa sette mesi dall'interruzione dei corsi scolastici nel mese di marzo a causa della minaccia del Covid 19.

Da quando le Autorità, dopo tante tergiversazioni, hanno annunciato alcune settimane fa la prossima riapertura delle scuole, è nato e ha preso forma nei miei collaboratori e in me l'idea e il progetto di fare qualcosa di più e di meglio per l'istruzione-educazione dei bambini. Abbiamo così deciso di utilizzare tutto il complesso di Cimpunda a questo unico scopo, creando, oltre alla Scuola di recupero da due anni già funzionale, una Scuola Materna e una Scuola Elementare per quel quartiere così povero, così popoloso e così trascurato dalle autorità costituite. Dico, e a ragione, "trascurato", perché se vedeste l'ultimo tratto di strada in salita che conduce a Cimpunda dove c'è tanta gente con la parrocchia, il mercato e diverse scuole, sareste indignati di fronte a tanto degrado e a tanta incuria. Adesso che siamo nella stagione delle piogge, durante la quale praticamente piove ogni giorno, è impossibile arrivarci affrontando quella salita anche se con una camionetta a doppia trazione.

A Mamma Merida, la responsabile del nostro Centro di Assistenza Tupendane di Kadutu, spetta il merito di aver lanciato l'idea e la proposta di un nostro più impegnativo progetto scolastico. Sostenuta dal mio consenso e dal mio incoraggiamento, si è spesa anima e corpo per portare a realizzazione quel progetto. Con impareggiabile impegno, andando ogni giorno a Cimpunda su una moto o a piedi, è lei che ha organizzato tutto: il riordino dei locali da mesi abbandonati, la sensibilizzazione della gente, l'iscrizione dei bambini sia alla Scuola materna che alla Scuola Elementare (le prime quattro classi per quest'anno) e alla Scuola di Recupero, e infine la scelta e l'ingaggio degli insegnanti. Tutto in tempo record!

Ha scelto anche il Patrono della nostra Scuola: San Pio da Pietrelcina, di cui è molto devota e aveva predisposto per lunedì 19 ottobre una santa Messa di inizio dell'anno scolastico con tutti gli alunni e i genitori in grado di potervi partecipare. San Pio ha dato il suo sensazionale apporto. Nonostante ogni giorno piova, domenica e lunedì non ha piovuto. Così ho potuto andare a celebrare la Messa senza eccessive difficoltà sulla nostra camionetta toyota Hilux.

E' stato un incontro bellissimo e una Messa che ha lasciato il segno. La gioia e la soddisfazione di tutti, circa 400 alunni e i loro genitori, sono difficili da esprimere.

Per me è stato un vero balsamo che mi ha fatto dimenticare e la sordità e il peso della vecchiaia.

Gli alunni radunati per la S. Messa Mamma Merida parla agli alunni

Una classe della Scuola Materna L'entrata della nostra Scuola San PIO

Di ritorno a Kadutu, dopo quel momento di intensa soddisfazione, ci siamo imbattuti nella triste realtà del Paese. Poco prima di arrivare al nostro Centro di Assistenza Tupendane, abbiamo dovuto in fretta fare marcia indietro per evitare che qualche sasso potesse infrangere il parabrezza. La strada era sbarrata da una moltitudine di alunni in collera. Cos'era successo? Arrivati a scuola per iniziare il nuovo anno scolastico, gli insegnanti, che avevano deciso come in diverse altre Province del Congo di mettersi in sciopero, non c'erano e, pieni di rancore, avevano dovuto tornarsene a casa. Gli insegnanti delle scuole statali e convenzionate con lo Stato non mancavano di ragioni per fare sciopero. Volevano protestare contro certe decisioni politiche e certe pratiche di corruzione che continuano a penalizzare pesantemente la loro professione dopo tanti anni di incuria e di sorda indifferenza da parte delle autorità statali. Vista la situazione, tentiamo di arrivare a casa per altre vie alternative, ma dappertutto ci troviamo bloccati da penosissimi ingorghi di traffico. A un certo momento, per evitare di innervosirmi più di tanto, sono sceso e ho proseguito a piedi lasciando in macchina il giovane autista congolese che lui di pazienza ne ha da vendere. Questa è la vita anche qui in Congo. Un misto di soddisfazioni e amarezze.

Tornando alla nostra Scuola, una opzione realistica si è imposta.

La gratuità scolastica proclamata dal nuovo Presidente dopo le elezioni fraudolente del 30 dicembre 2018, nel corso del precedente anno scolastico purtroppo interrotto e nonostante la presunta buona volontà che lo ha ispirato, è stata più che altro uno slogan accattivante e non molto di più. La situazione scolastica del Congo è grave e problematica e la realtà lo dimostra amaramente.

Senza dissimulare le difficoltà della situazione attuale, mamma Merida nei suoi contatti con la gente, ha detto chiaramente che il nostro progetto scolastico non poteva essere realizzato senza la partecipazione e il contributo dei genitori. Assieme a loro hanno convenuto in maniera consensuale quale doveva essere il montante di questa partecipazione per fare in modo di poter assicurare un salario agli insegnanti e al personale ausiliario. Tutti hanno acconsentito e sono sicuro che si daranno da fare. Sanno bene che, a differenza di tante altre scuole private, la nostra non ha assolutamente come finalità il lucro, ma il bene dei loro bambini e in noi hanno una fiducia estrema.

La nostra scuola non è per questo assolutamente una scuola riservata a coloro che hanno, senza eccessiva difficoltà, la possibilità di pagare la retta convenuta, ma in gran parte accoglie bambini e bambine di famiglie spesso molto povere. Sono tutti assieme, con gli stessi diritti e la stessa dignità. Questo è molto bello ed è quello che desideriamo. Possiamo tuttavia realisticamente prevedere in partenza che, nonostante il principio certamente educativo della partecipazione, diverse famiglie molto povere non ce la faranno. Il loro contributo sarà probabilmente minimo e del tutto simbolico. In questo caso dovremo evidentemente supplire noi pagando al loro posto quello che non riusciranno a pagare in modo da consentire agli insegnanti di ricevere il loro dovuto.

In questo siamo sicuri che il nostro santo Protettore non mancherà di venirci in aiuto stimolando in diverse forme la generosità di tante persone che contribuiranno a far sì che la nostra scuola sia viabile e sia un vero centro non solo di istruzione, ma di vera educazione, per tutti i nostri bambini. E questo a lode e gloria del Signore e per il loro vero bene.

Con questa breve riflessione finale auguro a tutti tanta serenità in questo periodo di grande inquietudine e tanta fiducia in Dio che, a differenza di noi, sa bene quello che deve fare e fa convergere tutti gli avvenimenti, anche quelli più dolorosi, al nostro vero bene.

Vi salutiamo tutti e vi teniamo presenti nella nostra preghiera.

P.Giovanni Querzani

Missionario a Bukavu - R.D.Congo